La pianta

La pianta

Il germoglio si può raccogliere solo dopo 3 o 4 anni di vita della pianta. Non appena si intravede spuntare dal terreno si deve raccogliere, se invece viene fatto crescere diventa legnoso e fibroso, quindi difficile da mangiare.

L’utilizzo del bambù come pianta in Italia viene spesso criticato, forse perché non si conoscono o non si sono mai approfondite le sue proprietà.
La pianta, soprattutto nei paesi asiatici, viene apprezzata per tanti aspetti, ad esempio:

  • il consolidamento dei terreni e scarpate, produzione di legname e biomasse, in quanto ha la capacità di cementificare il terreno;
  • la massa vegetale che crea un utile habitat alla fauna, favorisce il ricrearsi dell’humus e dell’equilibrio chimico del terreno;
  • è sempreverde, elegante e decorativa; crea siepi e barriere che riparano da suoni, assorbono sostanze inquinanti, polveri e CO2 e produce enormi quantità di ossigeno;
  • non soffre di particolari malattie e non attrae parassiti danneggianti, per questo non sono necessari trattamenti con prodotti chimici e inquinanti, quindi è considerabile a priori una coltivazione biologica;
  • permette di ricavare prodotti farmaceutici o cosmetici;
  • solo i rizomi (chiamati anche culmi) di alcune specie sono commestibili.

La classificazione delle piante avviene attraverso l’esame del germoglio di crescita, la linguetta, le ciglia auricolari, il culmo, la foglia e molti altri aspetti ancora.

La raccolta

La raccolta è un processo molto delicato, che deve essere effettuato senza rovinare l’habitat della pianta, quindi con una piccola zappa che consente di intervenire solo sul rizoma stesso, senza danneggiare il resto della coltivazione. Si raccoglie tutti i gironi per ripetute settimane, stimando all’incirca 1 kg di prodotto per metro quadro. Questo dipende ovviamente da molti fattori, quali concimazione, andamento climatico, età del bambuseto, varietà, ecc.
L’utilizzo del bambù si sta sempre più espandendo, sia a livello di arredamento ecosostenibile che a livello alimentare.

La coltivazione

Prima di procedere con la piantagione, una cosa importantissima da fare è la scelta del terreno e dello spazio da dedicargli, pensare se quest’ultimo è in una posizione ideale e favorevole per la crescita della pianta. Questo ovviamente dipende dalla tipologia di bambùche si vuole piantare, dall’effetto scenografico che si vuole creare o dalle finalità di produzione che si vogliono ottenere, come ad esempio ottenere culmi di bambù da commercializzare.
Una volta scelto il terreno, deve essere accuratamente lavorato e ad esso deve essere unito della materia organica come letame o compost. Una volta preparato il terreno si può procedere con la piantumazione nella quale si deve far attenzione alla distanza tra una pianta e l’altra, a seconda dell’effetto che si vuole ottenere.

Alcuni consigli utili

Durante il primo periodo della coltivazione è sconsigliato passare sul terreno con macchinari pesanti, per evitare di compattare ulteriormente il terreno e far sì che le radici non si spandano facilmente. Per i primi due anni è necessario intervenire con irrigazioni a pioggia, e successivamente sarà utile intervenire solo in caso di perdurante siccità.
In primavera, dopo l’uscita dei germogli, è consigliata una concimazione, come nel caso dell’autunno; questo crea un ciclo che favorisce ogni anno la formazione di germogli sani e resistenti.
La pianta, inoltre, attua un’autonoma pacciamatura con le foglie e i culmi che cadono dalla pianta, mantenendo il terreno umido e ricco di humus.
Un accorgimento che migliora la vita del bambuseto è quello di tagliare i culmi vecchi e secchi a fine stagione, in modo da permettere all’aria e alla luce di penetrare all’interno della canna.